Al Via la XXIII edizione del Premio Ciampi al The cage Theatre

  • Calima
    Calima
  • Fabrizio Frigo and the Freezers
    Fabrizio Frigo and theFreezers
  • Valerio Grutt e Gli Ex della mia ragazza
    Valerio Grutt e Gli Ex della mia ragazza
  • Lorenzo Marianelli
    Lorenzo Marianelli
  • Antonio Vivaldi e Valerio Grutt
    Antonio Vivaldi e Valerio Grutt

Recensione
di Verso Blù

Se i Baustelle cantano “morire la domenica” nella “provincia cronica”, c’è chi invece si gode “tutto il giovedì, anche il venerdì, tanto il sabato m’ammazzo”. E il primo venerdì del Premio Ciampi 2017 è per l’appunto godereccio anche grazie alla carica di chi, con ironia e una certa sfacciataggine, canta questa roba. Trattasi di Fabrizio Frigo and The Freezers, de-responsabilizzati per ragione sociale, ma forti e trainanti tanto da destare attesa per il nuovo disco in uscita nel 2018, dopo il primo (Donsusai) targato 2015. Quello che contiene Expò-Melò, il brano di cui sopra, l’ultimo in scaletta che di fatto chiude la girandola di gruppi che ha bagnato al The Cage Theatre l’esordio del Ciampi.
“Piero lo straniero” è un viandante che si muove non solo nello spazio, ma anche nella geografia degli stili musicali, mixando e proponendo tanti spunti fedeli a un unico denominatore, che Antonio Vivaldi (il cerimoniere della serata al teatrino) spiega benissimo così: “Il Premio Ciampi sceglie i musicisti che fanno in modo che i conti non tornino. Quando la musica va da una parte c’è chi la spinge in altre direzioni”. E questo genera interesse, è salutare. C’è chi la chiama improvvisazione (leggi Rossella Cosentino dei Calima), ma fatto sta che piace e supporta la scena che sfugge deliberatamente al mainstream, per rivendicare in modo altro il valore dell’arte, giacché “un paese senza artisti è un paese incosciente”, e questo lo dice Franco Carratori, il direttore artistico del Premio Ciampi. 
Che al The Cage non è nuovo e se un anno fa ci interrogammo sul rapporto tra djset e cantautorato (mediante Cosmo), stavolta si comincia con “un poeta prestato alla musica”. Valerio Grutt da Napoli è nato nel 1983, anno in cui un certo Stanislav Petrov (in piena Guerra fredda) identificò un falso allarme missilistico ed evitò così il più che probabile scoppio di un conflitto nucleare mondiale. A lui, Valerio dedica una canzone, la seconda di una tracklist in cui dimostra come le sue radici rap confluiscono nel folk e danno più spinta ai sui versi e a uno spettacolo che lui considera come “un anti-telegiornale”, perché racconta storie del bene, di viaggi e di chi lotta per qualcosa di diverso.
Calima, invece, vuol dire ardore, vitalità. Le lacrime sono gocce di fuoco, eruzione dell’anima, un contrasto che la voce di Rossella Cosentino rende in modo viscerale. Sostenuta da basi di jazz, suoni del Mediterraneo e una sperimentazione che si permette pure punte di noise e post-rock, restituisce un amalgama che ammalia, intriga. Loro, i Calima dal Cilento, lo chiamano “folklore immaginario”, si intrufolano nei dialetti e invitano l’ascoltatore a lasciarsi andare al suono delle parole, stimolando il rapporto tra significante e significato. Mi torna in mente Bobo Rondelli e una vecchia intervista in cui mi disse: “La livornesità, più che nel senso, sta nel suono delle espressioni”.
Nel poker d’assi della serata di apertura c’è spazio anche per il set di Lorenzo Marianelli, un altro che non ragiona per compartimenti stagni. Perché la musica è contaminazione e non avrebbe senso impedire l’incontro tra le esperienze che ognuno si porta dentro. Lui è il chitarrista dei Betta Blues Society, quelli che a breve andranno a rappresentare l’Italia al prossimo International Blues Challenge che si terrà a Memphis. Nel frattempo, Lorenzo dà sfogo al suo side project, un progetto a base di pop cantautorale nel quale racconta vizi e virtù del suo mondo, dove “l’unica certezza è la paura del futuro”, ma il mestiere di cantante “se lo fa Shakira – dice – posso farlo pure io”. E “non è mai banale, scrivere e cantare”, soprattutto quando Lorenzo scava nel suo intimo, ritmando di leggerezza ciò che va nel suo profondo, come la necessità (talvolta) di stare da solo e tenere il mondo “a una certa distanza”, “per poter finalmente capire le piccole cose che avremmo avuto da dirci io e te”. Io e te, Maria e tutti i mondi a cui dare del “tu”, anche quando non vogliono, perché è decisamente ciampiano.

Il cast e le tracklis della serata.
Valerio Grutt: Regina del mare – Compagno Petrov – La casa delle donne perdute – La tazzina
Calima: Afroblues - Ismalia - Medio Sud - Inzimma a Ufuculiru
Lorenzo Marianell: Si dà il caso - Casa mia – Shakira – La maledizione – La crisi nervosa
Fabrizio Frigo and the Freezer: La conta dei caffè – Via dei Bardi – Pamela – Vento da maiali – Expo-Melò

Foto di Furio Pozzi

Il racconto di Emilia Trevisani