Pittura, teatro e musica per Piero Ciampi

Recensione
di Verso Blù

Piero Ciampi è di tutti. Affermazione forte, ma lassù “a cena sulle stelle” non c’è posto per gli snob. Non ce li vogliono in quell’isola, che poi è un mondo, di cui Piero è il Robinson Crusoe. Livorno, “dove la vita che si sceglie è il sogno di una pazza”, mentre nella “Livorno” di Francesco Lenzi “un si fa artro che litìa dalla mattina alla sera, ma sei la sola che mi dà la vita sua tutta intera”. A ognuno la sua città, il suo punto di vista, ma le voci di chi vive e interpreta un territorio sono comunque sintomi, come lo sono i sogni. Ed è proprio questo il senso di una serata, la seconda del Premio Ciampi 2017, che (in collaborazione con Aeroc) ha portato a La Deriva MusiClub “In arte: Ciampi”: una collettiva di 8 artisti locali, una performance teatrale di Fabio Max e il concerto di Francesco Lenzi, uno che canta come parla, e quindi usa il livornese colloquiale nei testi delle sue canzoni. Non è mai volgare, e questo non è scontato, anzi. Non calpesta il Vernacolo, né fa lo splendido, bensì usa il suo gergo soprattutto per brani malinconici e tira fuori una verità: “Ognuno di noi, quando si arrabbia o si trova in una situazione spiacevole, si esprime più in livornese che in italiano”. E questo è sovrapponibile a tutte le città, con i rispettivi dialetti. Ma Francesco, per di più, toglie i filtri e sostiene la musicalità del livornese. Perciò apre il suo show con la “Livorno” di Piero Ciampi e chiude con la sua canzone omonima, che non è affatto emulativa, ma comunque malinconica e riflessiva.

Ci sta bene nel contesto di una notte novembrina, dentro una cantina del ‘600 a pelo d’acqua sui fossi; deriva e approdo. A sollevar dal mare “schiume di parole”, come recita Fabio Max nel suo “Dèlirio”, che non può essere altrimenti quando “casualmente in Piero inCiampi”. Fabio lo fa e si sente “strano, ma normale, nel senso che non sono più normale”. Furente si scopre a sverginare stelle, mentre il cielo si costella di azzardo e scommesse e altre chimere, per poi chiamare “Terra!” e salpare verso altri traguardi, “nel porto delle illusioni”. Elena e Maila si infilano nel suo monologo e restituiscono i brani di Piero, voce e chitarra, mentre Sara Puntoni canta “Fino all’ultimo minuto”.
Martina Volandri, invece, curando la mostra collettiva intitolata “La tua assenza è un assedio” lascia piena libertà espressiva a sé stessa e agli altri sette che mettono su tela il loro sguardo su Piero, ognuno scegliendo uno dei modi di essere di questo poeta e cantautore dedito ai piaceri della vita. Loro sono: Luisella Bachini, Giulia Geri, Marzia Polverino, Yari Vannozzi, Jacopo Paoletti, Laura Antonelli e Francesco Tonarini. Martina, ad esempio, usa il fumo di una candela e la tecnica fumage “per rendere l’animo torbido di Piero”. Ma nel titolo della mostra c’è un omaggio in più, doveroso, e lo fa lei per tutti: “Ringrazio Aeroc per questa opportunità e vorrei dedicare il titolo della mostra anche al ricordo di Alberto Granucci”. Alberto era uno di noi, troppo giovane ci ha lasciati, ma lassù “a cena sulle stelle” Piero sa dove trovarlo, anche dopo una “Sporca estate”.

Questa la tracklist del concerto di Francesco Lenzi:
Viale Alfieri – Un’artra età – Gli stessi occhi, Newport News – Una città di nervosi – Attimi – Una bugia – Va bene così – Una giornata intera – Ovino Kinder – Un pipistrello – La via di morì – Melograni - Livorno

Il racconto di Emilia Trevisani

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