Terje Nordargarden all’Ex Cinema Aurora e la collettiva a La Bottega del Caffè

Foto di Furio Pozzi

Recensione
di Verso Blù

 “Buffo: come un naufrago sperduto che voglia lanciare il più disperato dei messaggi in mezzo a un oceano d’alcol purissimo”. “Poeta, senza nessun problema ad accostarlo a Dino Campana”. Uno che a “fabbricare fabbricare fabbricare” preferiva il rumore del mare; diceva che “tutto va per il meglio nel peggiore dei mondi possibili” e, vagando “solo pel mondo in sogno” agognava “la nebbia ed il silenzio in un gran porto”. Dove Piero scova illusioni, ma sono tante le di lui definizioni uscite da un mercoledì diverso, quello che apre la settimana clou del Premio Ciampi 2017. La pioggia novembrina fa spicchi di freddo che invitano a raccogliersi, sotto volte di rosso porpora. Rosse come “Il vino”, che un certo Emiliano Degl’Innocenti rende in un’installazione con improvvisazione acustica al contrabbasso, nella sua opera che, insieme ad altre diciannove, colmano una collettiva intitolata “Piero Ciampi, il porto, l’orizzonte, il vino, Livorno”. Si svolge alla Bottega del Caffè ed è organizzata dall’associazione Rossograbau. Francesco Mutti è il curatore e si commuove per non aver mai conosciuto Piero. Come lui si è sentito spesso “tanto consapevole quanto fuori posto”. Perciò non si cura dei giudizi della gente, che vogliono un Piero “inquieto e insoddisfatto della vita”; piuttosto adora “l’illusione eterna dell’arte” e preferisce il “timbro caldo e rassicurante” della sua voce, come “nuda verità che si fa strada nella testa”. I 20 artisti in esposizione sono: Rossana Berti, Flavia Bucci, Emiliano Degl'Innocenti, Alessio Doveri, Bruno Florio, Paolo Francesconi, Fabrizio Giorgi, Rita Guarino, Enikő Lőrinczi, Marco Magherini, Giorgia Manuela, Giovanna Marino, Giada Matteoli, Sergio Mazzanti, Piero Mochi, Rachele Odello, Paolo Pasquinelli, Mario Walter Pinelli, Gianfranco Stacchi, Miriam Stefanelli. Ad accompagnare l’inaugurazione della mostra, c’è quell’Andrea Dezi che non ha problemi ad accostare Piero a Dino Campana e rende omaggio con un recital impoetico che porta dispetto, con l’incerta partecipazione dello stesso Piero Ciampi. “Perché – dice – al Comune di Livorno non risulta l’atto della sua morte, e allora chissà che Piero non sia ancora in mezzo a noi”. “Che cazzo di poeta!”, Piero. Con la chitarra di Tommaso Geri e il contrabbasso di Emiliano Degl’Innocenti, Andrea si fa voce narrante e porta per la prima volta a Livorno il suo spettacolo che esiste dal 2013 e riproduce una serata tipica del poeta e cantautore livornese, “come se fosse un suo concerto”. Che poi non era solo musica: le canzoni sì, ma anche le poesie, e quel suo modo di interagire con il pubblico in maniera più o meno educata. Andrea ci mette dentro tutto, pure qualche suo testo ed è fedele a quell’attimo in cui rimase folgorato dal nostro; da allora è profondo amore, “il marito della vita”.

Terje Nordgarden, invece, ha conosciuto Ciampi in Sicilia, dove ha vissuto per anni e scoperto da un collega la voce di un artista che poi non ha più lasciato. Anche se Piero gli dice “Adius”, il biondo norvegese ne segue i passi, ed è lui il primo artista di questa edizione a portare un brano di Ciampi nella propria lingua. Così, sul palco dell’Ex Cinema Aurora, canta in norvegese “Il Natale è il 24”. “Immaginatevi – dice al numeroso pubblico – alla stazione, in mezzo a prostitute e alcolizzati, il giorno di Natale. Questa canzone è uno dei vostri inni a Livorno, quindi mi cago abbastanza sotto ora che devo farla nella mia lingua”. Ma il pezzo arriva, e lui tira un sospiro in mezzo a un concerto in cui si sente nudo, perché c’è solo una chitarra acustica ad accompagnarlo. D’altronde è questo l’humus su cui nasce “Changes”, il suo nuovo disco, di cui si apprezza il songwriting e una voce che mette tutti d’accordo, che può osare e sconfinare. Fino a quegli “Wide Open Spaces” in cui Terje ci racconta di fughe dalla città, dallo stress di una vita che, “sera dopo sera”, fugge “tra le dita”, ma in sua compagnia è meno crudele; la guardi con un sorriso e pensi: “Te lo faccio vedere chi sono io”.

La tracklist del concerto di Terje Nordgarden: Changes – I Ain’t Gonna Let Her (Let Me On No More) – Wide Open Spaces – Il Natale è il 24 (Piero Ciampi) – Hearts at Stake – Don’t Need Nobody – Right Now (Love is Hell) – The Storm – Come On, Com In, Come Along – You Must Be The Change – A Merry Old Christmas – Good Things Die – Side of The Road – La mia rivoluzione (Marco Parente)

Il racconto di Emilia Trevisani