Il giorno dei Premi L'altrarte e Valigie Rosse

Foto di Futio Pozzi

L’altra arte. L’altra musica. E l’altra poesia. Quel modo di essere scostanti e poco inclini alla funzione commerciale di un’opera, sia essa un disco, una rappresentazione, un’esposizione. Più che il traguardo, conta la storia che c’è dietro. Quella che di Piero fa un personaggio tanto “emblematico” quanto “selvaggio”. Due connotati, nelle parole di Dario Moretti. E “L’amore è tutto qui”, nella vita di “uno strano uomo” che procura tanti guai, ma è sempre lì, una certezza nella sua inadeguatezza. Chiede un abbraccio, e ha gli arti abbastanza lunghi per andare oltre il mondo delle illusioni, dove si trovano le cose che ci mancano, ma non accanto a lui. Non accanto a un uomo che ha tradotto un’idea e se n’è fatto verbo, funzione ideale (quella sì), infinito. Da che parte state? Fate una scelta, e poi dimenticatevene.
È bello il concetto della dimenticanza, che in qualche modo è fil rouge del giovedì che, tra la Galleria Peccolo e il Nuovo Teatro delle Commedie, ha fatto da antipasto al weekend finale della 23° edizione del Premio Ciampi. Alessandra Falca ci ha fatto un disco, sulla dimenticanza, ma poi si perde a raccontare i retroscena del come e dove è nato, senza filtri, per liberarsene e non pensarci più. Non c’è bisogno di portare sempre dietro il peso dei ricordi, l’amore degli altri non chieda pegno. Un bambino lo sa, meglio di tutti: se gli chiedi cosa è successo ieri, spesso non lo ricorda, virtù della leggerezza. “Ma che buffa che sei, - canta Piero -, il denaro per te è un giornale di ieri”.
Dario Moretti, artista mantovano che alla Galleria Peccolo ha ricevuto il Premio L’Altrarte 2017, ai bambini ci ha dedicato una vita. Fa teatro d’infanzia e non è mai didattico o pedagogico; gli interessa “evocare più che mostrare, incuriosire più che spiegare”. Perciò tende a spiazzare il bambino, a provocarlo per non annoiarlo, ad essere innovativo, sempre. Del resto, dice: “Gli spettacoli che funzionano per i bambini funzionano per tutti, sono universali”. E come dargli torto. Enrico Comaschi alla chitarra e Saya Namikawa al vibrafono ambientano di suoni e sensazioni le pareti bianche o il pavimento ove campeggiano le opere di Dario: sculture, tele, suoli immaginari con residui di materiali che ricordano i paleosuoli; e poi un Kamishibai, quella forma di narrazione per immagini giapponese con cui Dario ci racconta di un albero verde che voleva diventare blù, come il colore che di notte rende tale una foresta. Ma succede sempre qualcosa che lo distrae, e l’albero non ci riesce.
Anche Piero Ciampi voleva cambiare colore, umore, alla sua vita. Ma nella sua disperazione di esistere era godereccio, viziato, curioso, e come un albero senza specchio vedeva cambiare gli altri senza riuscire a cambiare se stesso.
Gli altri sono anche nomi, soprattutto. Quelli che Krystyna Drabowska, vincitrice del Premio Valigie Rosse 2017 per la sezione estera, scolpisce su angurie maturande e ricama nei versi di una poesia che finisce con l’immagine di una lama che attraversa i nomi scolpiti sui frutti e rende una lava color rubino. Di nuovo il colore. Che è contrario al buio, ed è quindi svelamento, smascheramento, come la poesia di Luigi Socci, vincitore del Premio Valigie Rosse per la sezione italiana. La sua è una poesia visiva e sonora, che non cerca stati vertiginosi, ma è capace di una gradazione cromatica diversa, inaspettata. Per lui “la poesia non è una cosa sacra e intoccabile; è una funzione del linguaggio vivente, sulla quale si può e si deve intervenire”. Per Fabrizio Dall’Aglio, poeta anche lui, è movimento e intreccio brillante di parole e suoni, di generazioni a confronto. Al Nuovo Teatro delle Comedie presenta “Le allegre carte” con il gruppo Demilenoir, che poi lascia il palco ad Alessandra Falca e la sua band (Federico Silvi alla chitarra, Matteo Scarpettini alle percussioni, Chiara Lazzerini ai fiati e Marina Mulopulos alle mille voci). “Tutto l’amore dimenticare” è il titolo del disco esibito in prima assoluta al Premio Ciampi: “parla della vita che piano piano se ne va”, dice la cantautrice livornese. E la title track dice che “tutto è perfetto quando è scordato”. Anche l’amore, le cose perse, la propria città, le palpitazioni, o il fatto che fare un disco non sia mai una cosa semplice. Che tanto non siamo mai contenti, ma anche sì.

Il racconto di Emilia Trevisani