Premio Speciale a Peter Hammill

Foto di Furio Pozzi

Il sacerdote del rock progressive veste di bianco da cima a fondo. Bianco come il vino, ma non fa “male a un fianco”, lui no. Il suo tour italiano, scaturito dall’uscita del nuovo disco solista “From the trees”, si è chiuso a Livorno, dentro il Premio Ciampi, in una Goldonetta ovviamente sold out. The Voice of Prog, Mr. Peter Hammill da Londra è crudo e cervellotico, ma la sua voce immensa danza tra le note con una grazia e una potenza infinita, e anche per questo veste di bianco. Perché è la base di tutto, è purezza che contiene tutti i colori dello spettro luminoso; è speranza, è futuro. Peter è alto e snello come Piero, ma a differenza di lui non è fuori dal tempo. Pur essendo la sua musica innovativa per definizione, non è in ritardo, e non è in anticipo come lo era Piero. Che però passa dalle sue labbra quando riceve, da Michele Manzotti, il Premio Ciampi Speciale 2017, per quella “fantastica dimostrazione cantautorale”, per “un repertorio pazzesco e una straordinaria vena creativa”. Che non si arrende ai suoi 69 anni, che riportano a quel 1969 in cui tutto cominciò, con “The Aerosol Grey Machine”, album d’esordio dei Van der Graaf Generator, di cui Peter è voce, chitarra e pianoforte. Come lo è stato, da solo, alla Goldonetta, nella penultima serata del Ciampi 2017.
Il popolo del prog veste raffinato e la sa lunga, mentre ai non addetti il concerto può riuscire come un musical senza immagini, senza teatranti, fatto di canzoni possibilmente eterne, per struttura e proiezione. Due ore di lezione che si chiudono a cappella, “non ci sono foto ma qualcosa è rimasto” direbbe una poetessa livornese, e c’è una strofa che fa: “I am me, I was so before you/But afterwards I am not the same/You are gone and I am with you/This will never come again”. La canzone si chiama “Again” e si tuffa in atmosfere ciampiane, di “questa vita che continua/amara senza di te…/Continua sempre questa esistenza, continua anche senza di te”.
Continuare vuol dire “Andare”, come il titolo della installazione che, allo Studio di architettura 70 m2, apre la serata e affronta il tema dell’immigrazione dei rifugiati (con omaggio ad Achilleas Souras e Ai Weiwei) con un tappeto di salvagente che fanno da cornice al concerto di Ruth Angell e Sid Peacock e ben si legano a quel “Piero lo straniero” che fa da titolo quest’anno al Premio Ciampi. Vi si legano anche Ruth e Sid: britannica e no Brexit lei; nordirlandese lui, si completano in un set intimo e fatto di due voci, una chitarra e un violino. Rendono omaggio a Piero con una versione folk di “Confesso” che sembra una colonna sonora, e se chiudi gli occhi ti sembra proprio di “Andare”, macinare chilometri di asfalto umido tra boschi perenni, oltrepassati i quali, si è ancora in tempo “per svegliarsi al mattino con la pace nel cuore.”, tornando a Piero. Attraversando, perché no, il Delta del Mississippi, e quella palude di suoni che i Gutbuckets da Firenze riportano a galla con spirito e devozione, e “com’è bello il vino/rosso rosso rosso” quando non porta “dentro un fosso”, ma tiene a galla una sera e appena sopra accende le luci del Mercato Centrale di Livorno, dove il trio fiorentino
rende il proprio affabile omaggio a Piero.

Il racconto di Emilia Trevisani