Il gran finale della XXIII edizione del Premio Ciampi

Foto di Furio Pozzi

“Piero lo straniero” ha anche il volto di una donna, di tutte quelle che si sono prese palco e premi nella serata finale del Premio Ciampi 2017, sbilanciando verso il gentil sesso le scelte della giuria, e anche questo è un segnale del contributo che il Premio vuole dare. A partire dalla musica, sì, ma per poi rivolgersi al tessuto sociale e culturale di un paese in cui delle donne sentiamo parlare troppo spesso per altri motivi, nostro malgrado. E così, se Piero ha “solo la faccia di un uomo” e ti mette in guardia se “freddamente concedi un discorso a te stesso e per te stesso e non agli altri”, premiando la donna quest’anno si è riusciti anche a rimettere al centro l’importanza del “noi”, per provare a riflettere sulla sfida di mettere insieme quelle “milioni di solitudini” di cui ci parla Massimo Pirrotta a proposito del sui libro “Le radici del glicine” e di una società sempre più virtuale che in realtà disunisce, più che facilitare l’incontro. “Per capire la solitudine bisogna essere stati in due”, ci insegna di nuovo Piero, e allora torniamo ad incontrare l’altro.
E a divertirci insieme, come vuole il buon Gianfranco Reverberi, “la luce” del Premio Ciampi nelle parole del presidente Massimiliano Mangoni. “Io leggo solo cose che mi divertono, così ho scritto un libro come mi piacerebbe leggere”, dice Gianfranco, che nella Sala Mascagni del Teatro Goldoni presenta il suo libro “La testa nel secchio”,
ma prima riceve dal Sindaco di Livorno Filippo Nogarin La Canaviglia 2017, ed è emozione allo stato puro. Nella stessa sala vengono presentati altri tre libri: “La canzone dell’immortale” di Paolo Pasi, “Mont Blanc” di Fabio Viscogliosi e “Le radici del glicine” di Massimo Pirrotta. Quello di Paolo è “un esordio nella fantascienza musicale”, come lo definisce lui che vive Piero Ciampi come “un respiro dell’anima” e immagina un archivio di canzoni clandestine che hanno il solo difetto di emozionare e basta. Una di queste è “Fino all’ultimo minuto”, ma anziché limitarsi a leggerne il testo, prende in mano una chitarra e la canta. Prima del gran concerto c’è spazio per la premiazione dei vincitori del Concorso nazionale: Il Ritorno di Carla vince il premio Miglior Cover per l’interpretazione di “Tento tanto”, “un’affascinante versione che ripensa il brano in forme nuove, muovendosi con brio tra suoni acustici ed elettronici”. Le vincitrici del Concorso sono invece le Sonambula, trio tutto al femminile che la spunta sulle altre candidature per la poesia con cui riesce “a coniugare jazz, folklore e ambient”. Essere Sonambula porta in luoghi profondi e interessanti.
Sonambula e Il Ritorno di Carla si esibiscono alla Goldonetta, assieme ad altri dodici tra artisti e band che formano il cast della serata finale. Quella che mette al centro il motivo trainante dell’edizione 2017 e porta a compimento in modo sorprendente l’operazione che vuole artisti stranieri proporre canzoni di Ciampi in lingua madre. Pez Mago fa “Fino all’ultimo minuto” in spagnolo e si prende il Premio per la Miglior cover internazionale, che tocca anche ai Mauvais dal Begio (con “Sobborghi”) e a June Caravel, che considera Piero il Jacques Brel italiano e porta una versione struggente di “Tu no” in francese. La canta insieme a Francesco Bottai, mentre Jono Manson dal New Mexico si esibisce con i Gang nel brano “Il vino”; Tommaso Novi ed Emma Morton fanno invece “Sporca estate” conciliando inglese ed italiano. Superlativa è la versione di “L’amore è tutto qui”, tra greco e italiano, di Marina Mulopulos e Alessandra Falca. Chiudono il concertone i Piccoli Animali Senza Espressione con l’italo-olandese Tenedle: insieme cantano “Ha tutte le carte in regola”. C’è spazio anche per l’incursione di Alessandro Gentili e il suo progetto di tradurre i brani di Piero in inglese, partendo dall’assunto che “una canzone vera non ha bisogno di musica”, sta in piedi da sola, e nei testi di Piero c’è musicalità. Un’altra frontiera si apre, per questo siamo tutti grati e debitori a Franco Carratori, il direttore artistico del Premio Ciampi, il cui esempio ci ricorda di quanto ci sia ancora da fare, e di quanto sia bello tornare a mettersi in gioco, ogni anno, tutti noi, nel nome della musica.

Il racconto di Emilia Trevisani: