Le canzoni di Piero Ciampi a Fumetti, Pecs e Tommaso Novi allo Studio Gennai di Pisa. Josh T. Pearson al The Cage Theatre di Livorno.

  • Tommaso Novi
    Tommaso Novi
  • Fumettibrutti e Tuono Pettinato
    Fumettibrutti e Tuono Pettinato
  • Pecs
    Pecs
  • Studio Gennai
  • Josh T. Pearson
    Josh T. Pearson

Foto di Furio Pozzi

Recensione
di Verso Blù

I fumetti e la musica. Quattro firme e tre voci, due italiane e una americana. Pisa e Livorno che si incontrano e trovano un terreno comune, nel nome di Piero. C’è chi grazie a questa idea lo conosce per la prima volta e capisce subito che non se ne libererà più. Perché Piero ti entra dentro e prende casa nelle anime sensibili.
Josh T. Pearson è una voce e chitarra davanti agli audaci. Quanto lo è la sua vocalità, indubbiamente intensa. Regge il palco da sola, nella notte intima del The Cage Theatre, che dopo aver aperto l’edizione n.24 del Ciampi, chiude il programma della prima settimana. Con l’ultimo gentleman del country, colui che si sottomette alla canzone ma si diverte infrangere le sue regole stilistiche, autoimposte nella stesura di “The Straight Hits!”, l’album che porta in tour e segna il suo ritorno discografico. Che è più eccezione che regola nella sua carriera solista. Il songwriter che viene dal Texas ci regala un disco “dritto al punto”, con canzoni accessibili, essenziali, pensate per parlare a tutti. E a vederlo dal vivo si capisce perché uno come Mark Lanegan lo definisca “un artista unico nel suo genere”, mentre Guy Garvey di Elbow lo considera “il più grande vocalist maschile del nostro tempo”. Alto, snello, wild quanto basta per avere un che di ciampiano, nel suo modo istrionico e interattivo di stare sul palco. Mentre la sua chitarra è un flusso di melodie che, se chiudi gli occhi, ti portano via lontano da qui, a scoprire il senso della vita.
Livorno chiude la serata che Pisa apre, con un quesito: trasformare Piero Ciampi in un fumetto è un azzardo? Forse. Ma ben venga, anzi: che sia solo l’inizio. Per il bene del Premio e del nostro, il cui ricordo calza benissimo alla sguardo della graphic novel, la cui crescente e felice affermazione può fare da veicolo per una migliore conoscenza del poeta e cantautore livornese. Quindi applausi ai pionieri, che sono Tuono Pettinato, Fumettibrutti, Alice Milani e Rachele Morris: quattro firme per quattro canzoni di Piero che si animano su carta. Succede a Pisa, tra le mura dello Studio Gennai, storica galleria d’arte che apre la seconda giornata del Ciampi 2018 con l’esposizione delle tavole proposte dai quattro fumettisti italiani. Mantenendo la propria cifra stilistica, ognuno sceglie un brano di Piero e lo trasforma in fumetto: Alice Miani fa Dario di Livorno e le dà “un taglio quasi punk”, sospeso tra ironia e amarezza. Rachele Morris, invece, sceglie Viso di Primavera e opta per un bianco e nero rigoroso ma delicato e molto evocativo. Poi c’è Te lo faccio vedere io, nello sguardo di Tuono Pettinato, che rappresenta un monologo in cui Piero è assolutamente al centro, come un narratore scatenato di una storia iperbolica e forsennata. Fumettibrutti, infine, è la più spinta, ma non volgare; usa il colore e l’erotismo per andare oltre le apparenze. La canzone che sceglie è Va: la immagina come “un amore che dura un pomeriggio”, “un amore inarrivabile”. Ne restituisce un quadro che lascia in bocca un sapore agrodolce.
Il salto dal fumetto alla musica è naturale, in un pomeriggio che riempie la sala della galleria e prosegue con l’intervento musicale di Francesco Pecs. Accompagnato da Gelo alla tastiera, porta dieci pezzi in cui racconta un mondo fatto di sentimenti e provocazioni, realismo e disillusioni. “Ciampi è un grande – dice Francesco - e io mi sento onorato di stare qua, sorvegliato dalla sua sigaretta”. Che non è fumo negli occhi, ma sana impertinenza. “L’insoddisfazione uccide la pietà e rende buia e grigia ogni città – canta il giovane Pecs da Ancona -, ma se ci sei passa tutto. E se vuoi vienimi a salvare”. Dall’ansia, dai sabati che sabotano, dall’eternità davanti a un baratro, e dal dilemma di chi si sente un “poco di buono”, come l’America, con chi non se lo merita. Il primo esame all’università delle “carte in regola per essere un artista” alla fine è superato. E mentre Pecs saluta il palco felice, arriva un veterano del Ciampi: Tommaso Novi. Tanto lo è che si permette di dire: «Mi sento a casa mia e prendo “gambone”», come si dice a Livorno. E allora fa un set di sette brani in cui alterna cover a pezzi suoi: va da Lucio Dalla a Modugno (via Pasolini) e chiude con un brano dei Gatti Mézzi (Furio su una rota), scritto per suo figlio Furio, che è seduto in prima fila e lo guarda con l’innocenza di chi spiega la vita con uno sguardo. «Non ho mai amato Ciampi – rivela Tommaso -, ma ne riconosco la grandezza e penso che mi abbia ispirato senza che me ne accorgessi. Mi piace tanto che nella sua poesia a un certo punto arriva una mazzata di realismo, cruda e secca. E non sa mai di preconfezionato». Appunto.

 Il racconto di Emilia Trevisani