Giulia Millanta in concerto allo studio 70m2, “La voce Stratos” Cisternino di Città “ex casa della Cultura”

 

Millanta

Recensione
di 
Verso Blu

Conversazioni con il fantasma di Piero Ciampi. Si aggira, silente, ti scruta da un bicchiere, poi te lo rovescia, ride e torna serio. Ti guarda e dice: “Tu no, tu non devi andare via”. Se ne va. Se n’è andato troppo presto, Piero; non è diventato un mito, come Demetrio Stratos, che della voce ha fatto uno strumento, che era un poeta del suono. Piero Ciampi lo era, invece, delle parole: quelle che, per dirla con Giulia Millanta, “usava in modo così semplice, diretto, da lasciare senza fiato. In questo era strepitoso”. Giulia vive ad Austin, ma ha origini toscane, tanto che suo padre nacque a Livorno due anni prima di Piero, e bazzicava i suoi stessi luoghi. Magari si sono anche conosciuti. Giulia si porta Gabriel Rhodes alla chitarra solista e il suo nuovo disco: “Conversation with a ghost”. Conversa con l’amore, specie quando non va bene. “Perché – dice - quando l’amore va bene non ci scrivi pezzi sopra; te lo godi e basta”. E il fantasma chi è? “È il simbolo delle cose che perdiamo ogni giorno, come la pazienza o la salute mentale”. Riflette sulla normalità, sugli opposti che non esistono, e quindi niente bianco o nero, “sono tutte sfumature di grigio”. Per dirla con Piero: “Se bianco è bianco e nero è nero, in questa vita io sono uno straniero”. Il fantasma di Piero circola in un pomeriggio di dicembre, nel centro di Livorno, dove si svolge la terza giornata del Premio Ciampi 2018. Comincia allo Studio di architettura 70m2, con il concerto di Giulia Millanta, vincitrice del Premio per la Miglior cover internazionale con “Tu no”, che diventa “Not you”. La sua traduzione è la più fedele possibile. La sua voce canta in tre lingue diverse ed esce pulita, armoniosa, capace di sfumature che intrecciano storie di donne e nuovi inizi, destini amari e gambe che tremano mentre il mondo gira. Ma chi circola in libertà con le proprie idee ha pur sempre una chance: ce lo insegna anche Piedelibero, un brand che nasce dal recupero di biciclette abbandonate, che tornano a nuova vita nelle officine del carcere fiorentino di Sollicciano. “Quando l’etica incontra l’estetica”. Piedelibero è tra i protagonisti della mostra “IN progetti che includono” (fatta di prodotti artigianali e oggetti di design nati nei laboratori di cooperative sociali che operano per l’integrazione nel mondo del lavoro di persone ai margini della società) e conia slogan ciampiani. Tipo: “I migliori vanno sempre controvento”, o “Sono il motore di me stesso”. Vagli a dar torto.
Il fantasma di Piero esce col ghigno dallo studio e, coi “pantaloni alla rovescia”, taglia il centro di Livorno fino al Cisternino di Città “ex casa della Cultura”, dove si siede assieme al pubblico di un mercoledì da visioni per guardare “La voce Stratos”, il docu-film di Monica Affatato e Luciano D’Onofrio su Demetrio Stratos. Omaggio a una delle figure storiche della musica contemporanea, tanto che pure Johnny Cash lo studiava. Anche Stratos se ne andò troppo presto, a soli 34 anni, nel 1979, un anno prima di Piero. Leader degli Area, prima voce de I Ribelli, nato in Egitto da genitori greci, ma artisticamente esploso in Italia. Portava la voce al di là di ogni senso del limite, rovistava “nelle piaghe del linguaggio per tirare fuori qualcosa di nuovo”. Totalmente fuori dalle convenzioni, che sono parole. Meglio i suoni: dalla sua voce ne uscivano anche due contemporaneamente. Cantava direttamente alla natura interna delle persone, come forse usava in epoche arcaiche. Ricerca e recupero delle radici. Un bagaglio straordinario, un contributo che di ciampiano ha la capacità, propria dei fenomeni, di spostare il livello dei limiti. E la storia fa un passo avanti. Semplice e diretto; la poesia ha un volto che non si vede, ma si sente. Come un fantasma. E la libertà è non averne paura.

 Il racconto di Emilia Trevisani