Basaglia’s alla Feltrinelli, “Colonnello astrale” e “Franchitaliani” al NTC

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Foto di Furio Pozzi

Recensione
di Verso Blù

L’impossibile può diventare possibile. Tre volte Franco. Nome proprio di chi ha lasciato un segno: nell’arte, nella musica, nel progresso della civiltà e della tutela della salute. Piero Ciampi era franco perché non la mandava a dire, non amava i giri di parole. Ma era anche Franco, nella sua battaglia contro l’impossibilità dell’amore, che poi divenne possibile nella misura in cui sapeva scriverne e cantarlo in modo inimitabile. Trovare il file rouge che porta a legare gli eventi del Premio Ciampi, che sono tanti ed eterogenei, alla figura di Piero è un sfida che si risolve spesso nelle sfumature della notte, delle note, “facendo soliloqui”. E si scopre che il Premio Ciampi è un ponte sotto il quale ripararsi, in attesa che arrivi il giorno dopo, in cui ripartire, più consapevoli. Arricchiti di storie strappate dalle pieghe di pagine rimaste celate a molti; non a tutti, per fortuna. Come quelle di Franco Volpi e Franco Bellucci; per non dire del popolo del Basaglia. Il Centro Residenziale Franco Basaglia. Oggi diretto dalla dott.ssa Ivana Bianco, che dice: “Per il 40ennale della Legge Basaglia ci siamo chiesti: che fare per ricordarla? La risposta è stata raccontare la nostra storia in forma di favola”. E così è nato il libro “BASAGLIA’S racconto di un popolo” di Stefano Miani (ed. Valigie Rosse), con i disegni di Giga. Si presenta alla libreria Feltrinelli, dove l’autore legge un passaggio, una poesia che si chiama “Ci sarà una volta…” e a un certo punto fa: “Ci sarà una nave lasciata alla deriva da persone in salute, oneste… eppure crudeli, con dentro uomini e donne speciali, che tutto sapranno, tranne essere uguali a quelli normali, che sognano bene, che parlano chiaro e si dicono sani.”. Anche una nave che salpa e solca il mare è una strada da rioccupare coi sogni. Quello del Centro Basaglia si è tradotta in realtà nel 1994, scandendo quella che il dott. Vincenzo Pastore definisce “una tappa fondamentale per lo sviluppo dei servizi di salute mentale. E Livorno – ricorda- è stata straordinariamente accogliente”. Ivana Bianco, aggiunge: “Il nostro è un lavoro molto duro, ma la chiave dell’arte e della fantasia ci ha permesso sempre di trovare nuove idee. Intorno al Basaglia sono nate associazioni e realtà, un po’ anche quella di Valigie Rosse. Sono iniziative che segnano il nostro successo, oltre alle storie dei pazienti, che hanno trovato anche nell’arte una loro identità”. Dentro il Centro Basaglia, nel 1996 è nato il Pac 180, un parco d’arte moderna le cui opere sono aperte ai cambiamenti, poiché soggette alle mani del clima, come a quelle dei residenti, di un popolo molto eterogeneo, quello del Basaglia. C’è anche Franco Bellucci, un artista esponente dell’Art Brut, che Tommaso Barsali racconta in una storia fotografica nel suo libro “Hulk Toys. Le ragioni di Franco”. Lo presenta al Nuovo Teatro C e ci regala una frase, citando Franco Basaglia, che è molto affine al tema dei sogni lanciato quest’anno dal Premio Ciampi: “Noi, nella nostra debolezza, in questa minoranza che siamo, non possiamo vincere. È il potere che vince sempre. Noi possiamo solo convincere. Nel momento in cui convinciamo, noi vinciamo”.
Il NTC è epicentro di una serata aperta con lo spettacolo ipnotico “Nannetti, il colonnello astrale” di Gustavo Giacosa, che porta sul palco una testimonianza, elaborando una drammaturgia partendo da alcuni frammenti graffiti e dalle lettere scritte o ipoteticamente scritte da Fernando Oreste Nannetti, che per nove anni dimora all’ospedale psichiatrico di Volterra e ogni giorno incide testi sulle sue facciate. La serata dei “Franchitaliani” prosegue con il tributo a Franco Volpi, artista livornese mancato nel 2017. Ma che dire un tributo, non lo è. Piuttosto, lo spiega Alessandra Falca: “È una serata che sarebbe piaciuta a Franco, in cui si fanno non solo cose sue, ma anche quelle a cui lui teneva. Un po’ come provare a raccontare il suo mondo. E di cose ne ha fatte a migliaia Franco: con l’arte, la musica, il teatro, la poesia e la letteratura”. Un fuoriclasse, insomma. Un visionario lucido che faceva il professore al liceo Enriques di Livorno e aveva un sacco di progetti interessanti. Per lui, nella vita la leggerezza era fondamentale. Alleggerire le tensioni della vita, della routine, per scoprirsi sempre umani, creativi, fantasiosi. Impossibile trovare il tempo o la maniera? Il Premio Ciampi, per una sera, lo rende possibile. Grazie a tutti quelli che salgono sul palco per portare un pezzetto del mondo di Franco Volpi, il “Frank Zappa di Livorno”: Marco Lenzi, Alessandra Falca, Stella Burns, Iride Volpi, Steve Molho, Valerio Griselli, Filippo Ceccarini, Stefano Filippi, Beat & Compari, Michele Faliani, Marco Gammanossi, Federico Silvi, Luca Brunelli Felicetti, Daniela Farano. Tra poesia e sperimentazioni, Franco Volpi era un catalizzatore che giocava con le parole e coi pensieri della gente, in modo anche provocatorio o talvolta insopportabile, se non complicato. Ma a seguirlo poi tutto torna e si fa dolce, quasi comico, strappa un sorriso. E stringe il cuore quando, nella sua “Preghiera amara” ci saluta così: “Chi mi trova, se mi crema, farà dolce la mia fine”.

 Il racconto di Emilia Trevisani