Teatro, arte, fotografia e musica tra lo Studio 70m2 e Mercemarcia

  • Nico Sambo e Antonio Bardi
    Nico Sambo-Antonio Bardi
  • Studio di Architettura 70m2
    Studio di Architettura 70m2
  • Arianna Scommegna
    Arianna Scommegna
  • Arianna Scommegna
    Arianna Scommegna
  • Arianna Scommegna e Giulia Bertasi
    Arianna Scommegna e Giulia Bertasi
  • Studio di Architettura 70m2
    Studio di Architettura 70m2

    Foto di Furio Pozzi

    Recensione di Verso Blù

    Piove. I giorni della merla si avvicinano. Provate a starci in una città di mare in inverno. Piero Ciampi è morto 40 anni fa. Accidenti a lui. Nei vicoli del centro, bagnati, scantucciati dalla noia, sembra ancora di vederlo passeggiare, tra un’osteria e una galleria, con il suo autorevole cappotto. Alto, snello, con quel ghigno mordace ci dice: «Ma cosa fate? Dopo 40 anni siete ancora qui a girarmi intorno?» Eh sì perché Piero è il Robinson Crusoe “di questa isola che poi è un mondo”. Livorno. Il porto delle illusioni è specchio di una società precaria, instabile, malinconica. “Il lavoro? Ancora non lo so”. Non si sa più niente, se non che la vita continua, “questo deserto pieno di voci”. E questa storia degli omaggi è inflazionata. Per fortuna, nel tardo pomeriggio di un venerdì 17, tra le mura candide di uno studio nel centro di Livorno, c’è qualcuno che va oltre. Qualcuno come Arianna Scommegna, nella cui performance teatrale rivive lo spirito di Piero, con tutti i suoi registri, le sue anime; quel suo essere al contempo “fragile e strafottente”, come evidenzia Massimo Luconi, il regista di “… e Bastava un’Inutile Carezza a Capovolgere il Mondo”, racconto anarchico e poetico di Piero che è nato un’estate fa con l’intento di frantumare il mondo di Ciampi e poi restituirlo dopo averlo digerito, senza chiavi filologiche o documentaristiche. È la modernità del pensiero di Piero che irrompe, «perché lui era profetico», sostiene Arianna, «affrontando temi come l’ambiente, le migrazioni, il consumismo, che sono di stretta attualità». Ne vien fuori tutto tranne che un amarcord. Sembra l’auto-confessione di un popolo inetto che si guarda allo specchio: il vizio, le scorciatoie, le occasioni sprecate, ma anche l’umanità, il sentimento, il dolore e la speranza. Il talento innato che si fa perdonare anche dinnanzi alla morte: «Madre, perdona se sono scamiciato. È la mia prima morte». I versi e le parole di Piero sono un fiume in piena, salti di umore: l’intimità e il grido, la collera e la tenerezza. In tutto ciò Arianna è formidabile, restituendo verità e rispetto, accompagnata dagli arrangiamenti alla fisarmonica di Giulia Bertasi. Tutto intorno, sulle pareti dello Studio di Architettura 70m2, c’è “Tinta unita”, progetto che parte da un colore, per l’occasione il verde come “Tutto verde”, frase tratta dalla canzone “La passeggiata” di Piero Ciampi che dà il titolo alle opere grafiche in esposizione di Manuela Sagona dell’Atelier Blu Cammello. “Dai colori possono nascere le idee”, si legge, mentre un bosco capovolto partorisce versi ciampiani come “Non c’è più l’America”, quel mito del progresso che oggi deve fermarsi di fronte alla necessità di proteggere la natura e la sua sostenibilità. Anche l’opera di Piero Ciampi si può rendere sostenibile, anche al pubblico odierno, quello maturo e quello più giovane, a volte ignaro di quanto il suo mondo sia vicino al nostro. Così Daniele Stefanini, fotografo livornese, si fa un’estate come operatore addetto all’imbarco al porto di Livorno e ne tira fuori una serie di scatti che diventano una mostra intitolata “Sporca estate – scatti dal porto delle illusioni”. Quando il lavoro consuma le relazioni sociali e diventa noia, alienazione, “rimane solo la disillusione dell’età contemporanea”; e all’improvviso si soffoca per la carenza di poesia. La sua assenza è un assedio. Ma Piero Ciampi si ritrova sempre. Riesce bene a rappresentarlo Nico Sambo con Antonio Bardi, dentro uno spazio dedicato alle arti visive che si chiama “Mercemarcia”, quando “la sera è già calata” e un riparo dalla pioggia ci vuole. Davanti a un pubblico intrigante, Nico e Antonio portano in scena otto brani di Piero e sembra di stare davanti a un focolare, con due chitarre e una voce che scaldano, alleggeriscono il peso di una vita che, “sera dopo sera”, fugge tra le dita. Ma “è che le piace giocare”; ciampiano anche Sambo nel suo “Cose lette e non lette”. Un bicchiere di vino, un abbraccio e le distanze si accorciano, epoche lontane si incontrano e si scoprono simili. C’è posto per tutti nel porto delle illusioni.