Una giornata intera per l’omaggio a 40 anni dal scomparsa di Piero Ciampi: il saluto alla tomba e alla casa natale, il Premio Valigie Rosse i libri, il concerto finale al Teatro Goldoni

 

  • Cristiano De Andre
    Cristiano De Andre
  • Cristiano De Andre
    Cristiano De Andre
  • Aldo Galeazzi
    Aldo Galeazzi
  • Andrea Pellegrini Trio Di Livorno
    Andrea Pellegrini Trio Di Livorno
  • Tommaso Novi
    Tommaso Novi
  • Gianfranco Reverberi Con Paolo Pasi E Andrea Pellegrini
    Gianfranco Reverberi Con Paolo Pasi E Andrea Pellegrini
  • Gianfranco Reverberi
    Gianfranco Reverberi
  • Omar Pedrini
    Omar Pedrini
  • Omar Pedrini
    Omar Pedrini
  • Orchestra Multietnica Di Arezzo
    Orchestra Multietnica Di Arezzo
  • Andrea Scanzi
    Andrea Scanzi
  • Paolo Benvegnu
    Paolo Benvegnu
  • La Crus
    La Crus
  • Letti Sfatti
    Letti Sfatti

    Foto di Furio Pozzi

    Recensione di Verso Blù

    Essere ciampiani. Non è uno status. Non c’entra per forza con lo scrivere versi, cantare, suonare, salire sul palco, strappare applausi, fare scandalo, andare in bianco. È piuttosto la condizione di chi vive la propria esistenza con autenticità, intensità, “fino all’ultimo minuto”. «Ci sono tanti Ciampi tra di noi, che non scrivono versi, ma che fanno della loro vita un esempio poetico perfetto». Da buon livornese, acuto e solo, Aldo Galeazzi coglie nel segno quando saluta il pubblico del Teatro Goldoni alla fine del concerto finale che colleziona momenti di rara emotività, tali che sembrano sminuirsi messi uno accanto all’altro, ma in realtà «torneranno nella memoria di questa serata», come giustamente sottolinea Paolo Pasi, il timoniere sul palco del teatro che ha chiuso la venticinquesima edizione del Premio Ciampi – Città di Livorno, nel giorno in cui esattamente ricorrono 40 anni dalla scomparsi di Piero. Una giornata costellata di iniziative che sono perle di amore verso un poeta e cantautore sulla cui biografia restano vuoti e misteri ad oggi incolmabili, ma il tizzone ardente della passione fa sì che il suo pensiero e la sua opera siano ormai capaci di attraversare i mari e le montagne, collegare popoli e città; come il sodalizio tra Livorno e Genova, che resta uno dei fatti più romantici e concreti di questa edizione. Da ripetere, da coltivare. “Ricominciamo ancora tutto”, ricordando (come fanno i La Crus), che non si può “essere sinceri se si è troppo seri o troppo fatui”. Oppure che, mediante Andrea Scanzi, “la poesia non si arresta”: nel senso letterale, cioè che non si può mettere alle sbarre, e in quello lato, perché essa è un fiume che scorre, è il moto delle onde, è il vento di gennaio e la brezza di agosto. È il pensiero di chi rivendica che Piero Ciampi appartiene ai poveri; è il saluto composto, ma alternativo, alla sua tomba nel Cimitero della Misericordia, dove si smuovono omaggi e confessioni, quella preghiera laica che diventa un mettersi a nudo di fronte a chi proprio certi abiti non li ha mai indossati. Piuttosto li metteva alla rovescia, come i pantaloni, vero Piero? Affacciato alla finestra della sua casa natale in via Roma, Beppe Scardino suona il sax e duetta nel brano “Fino all’ultimo minuto” con Tony Cattano, che invece si sporge dalla casa natale di Amedeo Modigliani, che sta proprio di fronte, e forse non è una coincidenza. Mentre la Banda Città di Livorno regala il suo omaggio alle canzoni di Ciampi una mattina se ne va per raggiungere a due passi il Teatro Goldoni, dove il Premio Ciampi continua con un pomeriggio dedicato alla presentazione di libri e alla decima edizione di “Valigie Rosse”, sezione del Premio Ciampi dedicata alla poesia: i vincitori sono Haydar Ergülen per la sezione straniera con “Poesie scelte (1982-2018)” (tradotto da Nicola Verderame) e Giulia Rusconi per la sezione italiana con “Atto unico”, con una nota di Paolo Maccari. La poesia manifesto “Affanculo” di Aldo Piromalli, recitata da Aldo Galeazzi con Andrea Pellegrini al piano, apre quindi l’evento finale al Goldoni. E comincia un viaggio di emozioni, ricordi e sfide, perché non c’è retorica e Piero Ciampi continua a indicarci la via, che secondo Omar Pedrini è «occuparsi degli ultimi». Il Trio di Livorno, guidato dal pianista Andrea Pellegrini, con Tommaso Novi e Francesco “Maestro Pellegrini” confeziona il proprio tributo a Gianfranco Reverberi, che poi sale sul palco regalando al pubblico (e alla storia del Premio Ciampi) un’esibizione mozzafiato al piano con Andrea Pellegrini. Quanto si sente lo spirito di Piero: quella razza di “outsider, cantore dell’assenza, un irrequieto che usava la canzone come antidoto alla paura”. Lui che diceva: «La morte mi fa ridere, la vita no». Non è disprezzo, è una forma superiore di lucidità. In parte, c’è quel “rancore timido” che Andrea Scanzi gli attribuisce, mentre di Piero parla come un re delle occasioni perdute, dei temi scomodi che trattava, del suo pensiero che era troppo avanti per la sua epoca, forse anche per la nostra. Cominciamo a capirlo quando smettiamo di relegarlo alla sola sfera del nonsense. Persino Moravia ci ha provato. Possiamo farlo anche noi, intersecando linguaggi come la musica sa fare, declinando i brani di Ciampi in chiave jazz o etnica, reggae oppure rock. L’Orchestra Multietnica di Arezzo diretta da Enrico Fink si esibisce in una versione de “Il vino” tradotta in spagnolo che è qualcosa di struggente, mentre i Letti Sfatti ritmano “Ha tutte le carte in regola” con la chitarra di Jennà Romano e la kitchen drum di Mirko Del Gaudio, e Paolo Benvegnù ci porta nei sotterranei dell’anima con la sua profonda e ammaliante versione di “Fino all’ultimo minuto”. E poi c’è lui, il Premio Speciale della venticinquesima edizione, che 23 anni dopo Fabrizio De André va a suo figlio Cristiano. Perché, lo motiva Antonio Vivaldi (presidente della giuria del Premio Ciampi), Cristiano è insieme “eccellente strumentista e romantico, fragile e dubbioso, capace di instaurare un lungo dialogo con se stesso e suo padre. Un premio speciale, per una storia e un artista speciale”. Visibilmente commosso, Cristiano De André ammette quanto sia difficile descrivere l’emozione che prova, ma la migliore risposta sta nella musica. Ad esempio, in quella sua versione di “Tu no” che lui vive come “un urlo di aiuto, dolore e amore”, che lo rappresenta. Mentre con “Notti di Genova” omaggia il sodalizio tra Genova e Livorno, tributa il padre esibendosi in “La mia ora di libertà” e “Creuza de mä”, e poi pensa a Piero Ciampi come a un «romantico selvatico, uno degli ultimi assieme a mio padre. Indulgente, ma schierato, diretto e sincero. Lui e mio padre – dice – ci mancano tanto perché sono due figure importanti e umane». Continuare a seguirne il tracciato è un modo per ricordarci di vivere la vita “più dignitosamente” di quanto vogliono permetterci. Grazie alla poesia, per la quale non servono voti né passaporti, niente permessi né indulti, bensì ispirazione, coraggio e autenticità. Ricominciamo tutto, con “Piero Ciampi ieri, oggi e domani”.

     

    IL RACCONTO DI EMILIA TREVISANI