2015

“A cena sulle stelle”, Cena ciampiana all’osteria Solidi e Liquidi, Dar Piulle

Recensione

di Verso Blu

«Ci sono correnti di poeti nei fossi di Livorno», dice Michele Crestacci. Fermi e stagnanti perché il vento non li solleva dal fondo, come inverno in letargo, come estate all’ombra.

 Sempre in disparte, mai comunque all’oscuro della vita, e scovarli non è burla.

Dai fossi di Livorno, poco distante, c’è un cantuccio rumoroso, per quanto premuroso di accogliere angeli in via dell’Angiolo, della notte acrobati, dal giorno in fuga. Pittori ciechi, musicisti sordi, giocatori sfortunati, scrittori monchi? Ci sono tutti, compresi gli archi, chitarra e percussioni; pezzi carta, bottiglie di vino e tavole imbandite. C’è anche il primo cittadino. Un locale pieno, sold out, quando il Premio Ciampi bussa alla sua porta e cerca i figli di Piero. Come seguaci e guardiani del suo esempio, gridano e si abbuffano, cantano e si insultano, tutti dal Piulle, agli atti Solidi e Liquidi, piccola osteria del centro dove un lunedì non è mai innocuo. E lì ha fatto scopa il Premio Ciampi, inaugurando una trovata che s’avrà da ripetere, perché azzeccata. E’ la prima cena, con serata poetica, della serie “A cena sulle stelle”, che inaugura la seconda e ultima settimana della rassegna e prosegue in due atti successivi, in Barrocciaia e Cantina Senese. C’è un menù fedele alla linea, alla Ciampi: pasta all’arrabbiata, fagioli in salsa con salsicce e cotenne, vino “rosso, rosso, rosso”. Tre tavolate, un piccolo corridoio e un palco inventato, dove a fine cena si alza il sipario e si apre un mondo, dal pensiero rotondo. Sergio Adami alle percussioni, Anita Salvini al violoncello, Chiara Cavalli violino e voce, Marco Fontana voce e chitarra: ecco la house band del Piulle, che da Leonard Cohen pescano “Dance me to the end of love”, ma tra gli altri brani del loro set c’è anche “La grotta dell’amore”, del primo Ciampi, “quando sembrava Modugno”, dice qualcuno. Poi arriva Aldo Galeazzi (poeta) e legge d’impeto i versi del Piulle, quelli nuovi e inediti. Poetici e filosofici, altre due correnti, nello stesso uomo, che dice: “Se non faccio l’amore devo scrivere”. E di Ciampi ha l’irruenza, quel vizio di non girare intorno alle cose, ma puntare dritto, arrivare. La sua filosofia è strutturare un pensiero e distruggerne l’analisi; la sua poesia è onirica, spinta, avveniristica. L’amore è il tema, «ma non si dipinge nel piatto in cui si mangia». E di notte niente candele, perché «Da quanto mi piaci, ti vedo anche al buio», rivolto a chissà quale donna. Chissà invece chi si becca questa: “Amo sognarti. Mi permette di non doverti sopportare, al mattino”. Dopo Aldo arriva il comico, Michele Crestacci, e non risparmia nessuno, regalando un saggio del suo repertorio e risate a non finire. Magari un giorno, dopo Modì, Caproni e Picchi, farà anche un monologo su Ciampi, ma intanto gli ruba un verso di “Adius”, “…vaffanculo”, e lo rivolge a tutti, anche a se stesso. Perché è liberatorio, toglie i peli dalla lingua e non fa male a nessuno. Piero avrebbe approvato.