2015

"A cena sulle stelle", Cena ciampiana alla Barrocciaia

Recensione

di Verso Blu

Tre serate poetiche, tre cene ciampiane tra pittori ciechi, musicisti sordi, giocatori sfortunati, scrittori monchi. Lunedì 16, martedì 17 e mercoledì 18, in tre diverse osterie di Livorno.

La serie delle cene ciampiane non poteva omettere di trascorrere una serata in Barrocciaia, osteria popolare per eccellenza di Livorno. Siamo in pieno centro, in quella piazza Cavallotti che di giorno è teatro del mercato ortofrutticolo all’aperto, e perciò specchio della livornesità più autentica. Di notte, la piazza si svuota ma non va in letargo, perché alla Barrocciaia si accendono le luci e la porta è sempre aperta a indigeni e forestieri. Nella sera dedicata a Piero Ciampi, c’è un evento speciale che, ai piatti della tradizione livornese(minestra di pesce e stoccafisso) abbina un reading di poesie messo in scena da Paolo Spartaco Palazzi e Massimiliano Zocchi. Paolo canta o recita, Massimiliano suona il sax; i due si destreggiano a intervalli che accompagnano la cena, che i commensali consumano mentre prestano orecchie e sguardi alla rappresentazione in atto. Ci sono un tavolino in legno apparecchiato, due seggiole e un leggio. Paolo comincia in un modo che più azzeccato non poteva essere, ovvero: “Il marciapiede cedeva, consumato da attese e passi indimenticabili. Io, unico ospite, dalla paura, mi precipitai in un’osteria e non ne uscii più. Per questo non so se siete ancora accese, luci lontane. Intanto, tra niente e niente, le braccia incrociate nella testa, mi accingo a tutto e continuo a cantare”. E’ l’intro di “Dario di Livorno”, pezzo di Piero che poi Paolo canta per intero graffiando la sua voce e lanciando il suo omaggio a quel poeta nato il 28 di settembre e morto circa una settimana dopo, o prima, non ricorda. Mentre la luna ingabbia i sogni, senza alternative, Paolo reagisce e recita un repertorio che, oltre alle poesie di Piero omaggia Cesare Zavattini, per il quale “cultura significa creazione di vita” e l’arte è tanto più libera quanto più è antiletteraria; Paolo legge anche Boris Vian o Jacques Prevert, un poeta francese del ‘900 e infine recita se stesso, e pure una poesia di suo padre Lorenzo. Tutto in quattro brevi incursioni che, nella tradizione del Premio Ciampi, hanno il merito di spezzare la routine e spostare il livello di pensieri e parole un po’ più in alto, dove il reale si fa rarefatto e i sogni escono dalle gabbie.

“Figli, vi porterei a cena sulle stelle, ma non ci siete”. Da questi versi di “Sporca estate”, brano di Piero Ciampi, nasce un’idea: non lasciamo solo Piero laddove più si rifugiava, a cercar conforto dai suoi dolori. E allora i suoi figli illegittimi ci saranno, dentro tre iniziative che portano una novità dentro il Premio Ciampi – Città di Livorno, che si apre ancor di più alla sua città ed entra nelle osterie che alla sera si popolano di personaggi e rappresentano piccoli affreschi della Livorno che non cambia, restando semplice e ispirata. Martedì 17 novembre, si replica alla Barrocciaia (in piazza Cavallotti 13), vera osteria popolare, con Paolo Spartaco Palazzi, Romano Palazzi e Massimo Zocchi. Saranno tre serate diverse, da vivere in compagnia: tre cene ciampiane tra pittori ciechi, musicisti sordi, giocatori sfortunati, scrittori monchi.