2015

Bobo Rondelli al Teatro delle Commedie

Recensione

di Verso Blu

“Alla fine tutto succede perché c’è stato un grande maestro a Livorno: Piero Ciampi”. Applausi. Se la fine è un inizio, Bobo Rondelli ne sa qualcosa e, sopra l’ironia

che cavalca sempre i suoi concerti, c’è un messaggio volto a rammentare che tramandare il verbo di un poeta non è mai una liturgia.

E’ piuttosto un sentimento, un riconoscersi e un prendersi per mano, per continuare a camminare sulla via che, anche se non è retta, porta comunque a uno stato di consapevolezza. E responsabilità. Perché, per Bobo, “trascurando la poesia si arriva alla fine; il dramma vero è la fine della poesia”; che mai eccede con le parole, con la bellezza. E per coesistere in qualsiasi modello sociale, c’è bisogno di bellezza. Dunque, W Ciampi il disperato, triste, sconsolato, ma d’amore maestro, in vita maldestro, capace di versi tanto taglienti, quanto dolci e illuminati. Ce lo fa vedere Bobo, in un tiepido giovedì sera, al Nuovo Teatro delle Commedie, dove va in scena lo spettacolo “Ciampi ve lo faccio vedere io”. L’occasione è speciale, perché il live viene registrato e finirà in un disco che uscirà sotto Natale. Per questo, il palco è mascherato da studio e il silenzio è richiesto in sala, ovviamente gremita. Sul palco, Rondelli (voce e chitarra) è accompagnato da Fabio Marchiori al pianoforte e Filippo Ceccarini alla tromba. Un’abat-jour rossa e una bottiglia di vino vanno d’accordo e fanno più luce sul leggio che Bobo motiva in due versioni: “Ciampi è musica classica, quindi bisogna leggere le parole. Oppure: per cantare Ciampi bisogna essere bevitori, dunque non si ricordano i testi. Scegliete voi qual è la teoria più giusta”. Lui, tanto, canta, “Fino all’ultimo minuto”. Così parte una tracklist di sedici brani del repertorio ciampiano, e non ce n’è una che non strappi l’applauso del pubblico. “Livorno”, ancora Bobo, “è un itinerario per disperati soli”, che lo “sciamano Ciampi” disegna mentre entra nelle corde di Rondelli, che a lui, non al merlo, chiede una canzone, per portarla al produttore, perché è senza una lira. E dopo dice: “Prima del prossimo brano mi faccio un “sorsino”, visto che si chiama “Il Vino”. Ci sono tutte le perle del canzoniere di Piero, compresa “Ha tutte le carte in regola”: “E’ il manifesto – dice Bobo - di quello che secondo Piero può fare l’artista. Forse seguendo anche Modigliani, in una visione romantica. Alla fine, quando sei artista, anche se non hai una lira, una bella ragazza che ti offre una cena la trovi sempre”. Sì, anche se poi sono pene, come quelle di “Tu no”, probabilmente il brano più intenso: “Può capitare di trovarsi in ginocchio a chiedere amore. A me piace innamorarmi spesso, quindi questa canzone la ascolto spesso… scherzo. Sarebbe molto bello che la gente, anziché il denaro, giocasse la sua vita nello stordirsi d’amore. La persona che ti ama è anche un tuo specchio, per farti capire chi sei”. Chissà quante volte Ciampi si è visto allo specchio, lui che tutto era tranne che “un paraculo”, che se parlava di sociale lo faceva attraverso se stesso, e poi era un anti-natalizio e, come Bobo, sentiva la voglia di festa, ma per conto suo. Con “Adius” si chiude l’omaggio di Bobo a Piero, quindi il cantautore livornese torna in scena per altri cinque brani, nei quali rende un tributo a Enzo Jannacci, Luigi Tenco, Fabrizio De André e Lou Reed, prima di salutare la scena con la sua “Madame Sitrì”, dedicandola “a tutti i soldati che si rifiutano di andare a fare la guerra e a tutte le prostitute che danno amore nei bordelli”.