2015

"A CENA SULLE STELLE" Serata poetica e cena ciampiana alla Cantina Senese

Recensione di

Verso Blu

“Mia madre, quando parla di me, dice che sono un buon figlio. I miei fratelli mi chiamano il loro buon fratello. I miei amici dicono di me che sono un buon amico.

Ma essi non sanno che voglio uccidere tutti gli uomini e le stelle”. Questa poesia, esclusi gli ultimi tre versi, fa da introduzione parlata alla canzone “Conphiteor”, di Piero Ciampi. Questa poesia me la rivolge, su uno strappo di tovaglia, Francesco Mugnari, regista e voce della compagnia empolese Teatri tra i Binari, che si presenta in formazione ridotta (in duo) alla Cantina Senese, per l’ultimo appuntamento della serie “A cena sulle stelle”. Io sorrido a Francesco, ma non favello, quando me la porge; lui è rosso nel volto per il vino che ha bevuto, e per l’adrenalina della scena che ha guadagnato, assieme al suo compare Simone Fazio, voce e chitarra. Vestono in camicia, foulard o doppiopetto; vestono bene, e poggiano sul tavolo una pila di libri: Ciampi, Rimbaud e Verlaine. Il locale, in pieno Borgo, è quasi colmo, le pareti esaurite da quadri e cimeli, e mensole che cullano cuccioli di fiaschi, purpurei. Come la carica dei cento, o poco più, si spargono a macchia sulle tavole imbandite e portano sorrisi su volti conviviali, loquaci. Francesco e Simone giocano a carte, mazzo toscano, poi si alzano all’improvviso e via, la pacchia è finita: “Andare camminare lavorare”. E’ la sveglia per le coscienze, l’impeto del salario che non risparmia le apparenze, e scopre una “banda di timidi, di incoscienti, di indebitati, di disperati”. Ma niente scoramento, il lavoro è un portento, solo alla sera si fa lamento. Il Teatro tra i Binari attacca con il suo show e lo divide in quattro piccoli atti, mentre la cena scorre e sono povere le acciughe, alla livornese. Invece, “Stanco di sopravvivere a sopportare la strage Cristo chiese una jeep s’inoltrò nella foresta e s’impiccò”. Altri versi ciampiani: Francesco e Simone alternano canzoni a poesie, si insinuano tra i tavoli, indicano e dedicano, talvolta provocano; altrimenti non sarebbero degni di Piero, che per loro alimenta la voglia di istinto, quel bisogno di vincere gli schemi della condotta in società per tirar fuori se stessi, anche con un “vaffanculo” (“Adius”) o in un “Te lo faccio vedere chi sono io”. “Tu no”, “Quaranta soldati quaranta sorelle”, “Io e te, Maria”, “Il merlo”, “Ha tutte le carte in regola” e “Il vino” riempiono una scaletta esibita chitarra e voce, tutta in acustico, nei rumori di un’osteria in cui Il Premio Ciampi bacia un mercoledì, se non da leoni, almeno da poeti e bevitori.