2015

Venerdì 20 novembre: dalla galleria di 70m2 all’happening di strada, fino al Teatro La Goldonetta.

Recensione
di Verso Blu

Tre serate in una. Per tenore ed efficacia, il secondo weekend del Premio Ciampi 2015 si è aperto con tre appuntamenti capaci di stare in piedi da soli. Come dire:

avevano le carte in regola per giustificare una presenza, per sentirsi completi ancorché comunicanti tra loro.

Il filo conduttore può essere individuato nella capacità di smuovere il centro cittadino, di sperdere note nel vento di Livorno, che soffiava ribelle e ancor più diffondeva ciò che, in sequenza, è accaduto in tre spazi diversi, per dimensione e natura.
Allo studio 70m2, 46 opere hanno inaugurato la mostra “Little Demon”, dedicata a Gianluca Lerici, in arte Professor Bad Trip, che nel 2005 ricevette il Premio Ciampi L’Altrarte, un anno prima della sua scomparsa. A distanza di 10 anni dal premio, il Ciampi gli ha reso omaggio con una personale, frutto della libera interpretazione di Giga (Giancarlo Galatolo), alle opere dell’artista spezzino. Quanto colore, quanta immediatezza e trasversalità di temi, senza giudizi, nello sguardo di Giga. Poi la musica, ancora lei: Marco Rovelli guadagna la scena e insegna che “il segreto di ogni vita è la danza”; poi cita “V per Vendetta” per dire che “una rivoluzione in cui non si canta non è la mia rivoluzione”. Pensare al potere della musica. In sei brani, Marco Rovelli  ne dà un saggio posando testi così profondi su melodie rotonde, e si sente che va oltre la superficie, per dare chiavi di lettura alle voragini del presente. D’altronde, “Tutto inizia sempre”, come il titolo del suo ultimo disco, che parla di libertà, migrazioni, sogni e urla dal silenzio.
Poco dopo, dal Teatro Goldoni, parte il corteo di note della Banda Libera dell’SVS, diretta dal maestro Filippo Ceccarini: trenta musicisti all’opera tra fiati e percussioni attraversano il centro e si accasano in via Cambini, mettendo in scena tre versioni prelibate dal repertorio ciampiano: “Il vino”, “Dario di Livorno” e “Hitler in galera”. Da un set a un altro, senza soste, l’aperitivo impazza, ma il popolo della notte è chiamato a ballare, perché dalla Banda si passa ai Sinfonico Honolulu, tutto in strada. E’ un’armonia che non guasta, fa uscire di casa Piero e i suoi discepoli, si impone con eleganza e semplicità e, di grazia, non c’è traccia di pesantezza. L’evento finale è alla Goldonetta, dove sei progetti artistici diversi si danno il cinque nel giro di un paio d’ore che disegnano un clima più intimo e impegnato. I Roots United, vincitori del Premio Miglio Cover di Piero Ciampi con la loro gioiosa rivisitazione del brano “Hai lasciato a casa il tuo sorriso”, sono la sorpresa della serata: si sarebbe mai detto che il reggae avrebbe potuto sposarsi con Ciampi? Beh, è successo, e la cosa ha funzionato, grazie a sette giovani ragazzi che tengono il palco in modo brillante, soprattutto grazie al carisma e alla voce di Francesca Dell’Omodarme, frontman dei Roots. L’apertura è affidata a un maestro: Fausto Mesolella si presenta con la sua chitarra, detta “L’insanguinata”, e accompagna i Letti Sfatti; poi arriva Sara Loreni, l’artista “fuori dagli schermi”, più che dagli schemi, per il suo coraggioso no al mondo dei talent. Il successivo reading musicale di Vincenzo Costantino, alias Cinasky, è un connubio di ironia e amarezza, mentre i Gatti Mézzi da Pisa si concedono un set di quattro brani che rende omaggio più alla loro intimità, che alla risata. Infine, Petra Magoni, accompagnata da Feruccio Spinetti al contrabbasso, chiude la serata con un’esibizione prettamente virtuosa e giocata sulle sue doti vocali, indiscutibili. Ma come lei stessa canta, “ci sono cose in un silenzio che non si aspettano mai”, ed è tra le pieghe di un concerto, nella pause tra un brano e l’altro che si può immaginare Piero, seduto in platea, con un sorriso accennato a goder di se stesso, senza fare rumore.